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CCKUO LONDON … SO FASHION

Sulla scia delle numerosissime fonti di ispirazione, che ci hanno accompagnato durante la Milano Fashion Week, stamattina facciamo colazine con marmellata e profumi asiatici!

White Show, una marea di blogger, buyer, fotografi, designer e tra tutti gli stand colorati e  luccicanti, anche

CCKUO LONDON.

CC, nata a Taiwan, è figlia della Central Saint Martin di Londra, quel tempio sacro dal quale sono usciti mostri sacri come Vivienne Westwood e Alexander McQueen. E’ con McQueen che CC ha collaborato uscita dalla Sain Martin, e sempre lui è fonte d’ispirazione continua per le sue creazioni, insieme a Preen, Viktor & Rolf & Lanvin.

Le creazioni di CC ruotano intorno al mondo dell’illusione, creando disegni ipnotici su stampa digitale.

tessuti sono pregiati, costruiti, ma impalpabili, velluto e raso di seta, doppio crepe modellati con un uso sapiente del drappeggio.

colori sono brillanti e riprendono i toni della terra e dell’acqua per la realizzazioni di abiti straordinariamente moderni e raffinati.

CC KUO, appena diplomata alla Saint Martin, è stata notata dalla leggendaria stylist Katie Grand e da quel momento in poi la sua è stata una graduale ascesa nel mondo del fashion design di lusso. Stimolata dai colori e dagli outfit londinesi di Oxford Circus, CC ha creato la sua prima vera collezione nel 2010 e, insieme ad altri prestigiosi riconoscimenti, ha vinto il primo premio della deigner competition promossa da Lookk.com nel 2012.

Gli abiti possono essere acquistati anche on-line sul sito… http://www.cckuo.com/

DATE UN OCCHIO… ASPETTO I VOSTRI FEEDBACK!

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Carrefour A Tutto Volume!

L’ agenzia Publicis in Belgio ha vinto il bronzo a Cannes nel 2011 per questa trovata geniale!
Capirete tra poco perchè ve la sto presentando con questo entusiasmo…..

Fino a qualche anno fa non ero d’accordo con chi, camminando per strada, ascoltava la musica con le cuffie. Mi immaginavo sempre incidenti catastrofici in cui il giovincello di turno, non sentendo un clacson veniva investito, e la macchina andava a scontrarsi con la vetrina del negozio di fronte e…. Ok. Decisamente TROPPO CATASTROFICO.
Ho bisogno di un valium.
Di cosa stavamo parlando? Ah gia… La musica.
Vivendo in una cittá come Milano si finiscono, invece, per considerare le cuffie un accessorio indispesabile alla propria sopravvivenza.
Proprio per il ruolo principale che ha la musica nelle grandi città, dove tutti la ascoltano in metropolitana…al bar…al supermercato…al parco… Carrefour ha realizzato una card i-tunes acquistabile direttamente all’interno di 18 supermercati.
La playlist scaricabile è, ovviamente, vastissima e ogni brano costa 0.99 cent. Grande ovazione per Publicis e i suoi creativi che non si sono fatti ingoiare dalla banalità proponendo musica… al TOP per rappresentare la campagna.

Questo è quello che ne è uscito!

Thanks to Johan Smeyers

Il cubo, la scala e il cavallo

 

 

 

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Avete mai tenuto un diario? Dico un diario di quelli fatti di pagine di carta, che per scrivere serve la penna?

Prima dei blog, degli stati su Facebook che hanno ridotto tutto a poche asettiche righe o a semi-poemi che nessuno legge mai c’erano carta e penna.

Ho sempre avuto la convinzione infondata che scrivendo e documentando tutto quello che mi succedeva avrei avuto una specie di vademecum della vita dal quale attingere ogni volta che mi serviva un errore dal quale imparare, per non ripeterlo. 

In breve, questa cosa l’ho pensata intorno ai 12 anni e adesso che di anni ne ho 25 sono indissolubilmente legata a una enorme e pesantissima scatola nella quale ho stipato tutti i diari degli ultimi 13 anni e che mi porto dietro in ogni trasloco! 

Riprendere in mano quei quaderni e vedere come è cambiata la mia vita, quante cose sono successe, quante vite si sono incrociate è emozionante, ma ho imparato una cosa… In tutti questi anni non ho imparato un cazzo. 

Mi sono “evoluta”, ho affrontato un sacco di relazioni fallimentari, esperienze illuminanti, ma dai miei errori ho imparato solo a farne descrizioni sintatticamente più corrette. Per il resto, sono rimasta la solita rintronata. Ottimo, l’avevo detto che serve tenere un diario no?

Ieri sera ho riaperto quella scatola e tra le pagine del marzo-maggio 2009 ho trovato questo giochino, che poi tanto giochio non è:

 

” Immaginate un deserto, un cubo, una scala e un cavallo. Adesso posizionateli nel contesto, forma, colore, grandezza “

adesso 

” Immaginate una tempesta che passa e descrivete lo scenario che vedete: che fine hanno fatto il cubo, la scala e il cavallo? ” 

 

FATTO? 

 

Bene: 

Il cubo siete voi, la scala sono le amicizie, il cavallo rappresenta l’amore. La tempesta è un avvenimento sconvolgente o eclatante che potrebbe sconvolgere la vostra vita… quello che vedete dopo la tempesta è il modo in cui affrontereste questo avvenimento. 

Nel 2009 il mio cubo era incastrato nella duna, fatto di specchi. La scala era sdraiata vicino semicoperta dalla sabbia e il cavallo era piccolo piccolo in lontananza. 

Dopo la tempesta era tutto scomparso, tranne il cavallo che adesso era in primo piano. 

 

Conclusioni? La mia vita nel 2009 era una bella merda. 

Caro Diario, grazie per avermi aperto una finestra sul passato. 

A rifarlo adesso, il cubo, la scala e il cavallo sarebbero vicini vicini e dopo la tempesta la situazione rimarrebbe pressochè invariata.

Non vorrei mai che quei 3 si separassero. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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JULIETTE HAS A GUN

E se Shakespeare fosse nato ai giorni nostri? Ancora più moderno dello Shakespeare raccontato da Baz Luhrmann? Se avesse scritto Romeo+Giulietta oggi? Se fosse stato figlio di internet e dei social network?

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Come sarebbe stata scritta la storia più romanticamente tragica di tutti i tempi? Giulietta sarebbe scappata da casa, di notte, avrebbe aggiornato il suo stato facebook:

“ E cos’altro può essere l’amore se non una follia molto segreta, un’amarezza soffocante e una salutare bellezza… “ 

e poi sarebbe fuggita. Non sarebbe rimasta li, prigioniera, sarebbe scappata e con Romeo avrebbero preso il primo volo per Londra per iniziare insieme una nuova vita. Se Giulietta fosse vissuta adesso avrebbe rinnegato il suo nome, sarebbe stata una eroina, una donna con le palle quadrate (perdonatemi il francesismo).

JULIETTE HAS A GUN e non ha paura di usarlo!

Ecco, è così che vi presento la linea di profumi di Romano Ricci, pronipote dell’immensa Nina e creatore della maison, appunto, JULIETTE HAS A GUN creata NEL 2006. 

Sotto la guida di uno dei più grandi profumieri odierni, Francis Kurkjian (che ha creato fragranze per niente meno che Dior, Lanvin, Guerlain, Narciso Rodriguez, Jean Paul Gaultier), Romano ha lasciato la carriera da pilota professionista per dedicarsi alla sua vera passione e l’ha fatto forte di quella creatività e di quel guizzo di pazzia che da sempre ha contraddistinto le generazioni della famiglia Ricci.

Nel 2011 la linea di Ricci ha vinto il “Prix spécial du Board 2011” ed è in continua crescita.

Ogni fragranza, che ha come nota di base il Patchouli, è creata per una moderna Giulietta dall’anima rock, romantica e spudorata.

Ogni profumo rispecchia un lato della personalità femminile, provocante, spudorata, ingenua, sofisticata, ma consapevole che il profumo è un’arma di seduzione da sfoderare in ogni occasione.

Romano Ricci si occupa personalmente del design dei prodotti e utilizza metodi di fabbricazione artigianali, portando avanti la grande tradizione di famiglia nell’unione di stile e originalità.

Sul sito è possibile acquistare i prodotti direttamente on line.

Vi propongo anche questa volta il soundtrack ad hoc per l’occasione, “Romeo and Juliette” dei Dire Straits…. ma cantata dal due folk americano INDIGO GIRLS.

E VOI? QUALE GIULIETTA SIETE?

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Sliding doors

Citazione

 

 

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“Fra tutte le cose che le ho detto si ricordi solo questo. Talvolta succede che due anime si incontrino per formarne una sola. Allora dipenderanno per sempre l’una dall’altra. Sono inseparabili e non smetteranno di ritrovarsi, di vita in vita. Se nel corso di una di queste esistenze terrestri una metà si separa dall’altra, rompe il giuramento che le lega, le due anime allora si spegneranno. Non possono continuare il viaggio separate”.

 

Marc Levy, La prossima volta

Sto leggendo l’ennesimo libro di Marc Levy, che dopo “Se solo fosse vero” ha scalato la classifica dei miei autori preferiti.

Quando ho l’impressione che la vita mi stia remando contro mi rifugio nel cinismo disincantato di Francoise Sagan, ma quando intorno tutto sorride è bello scrutare storie d’amore che qualcun’altro sembra aver scritto per me.

 

La misteriosa signora che beve bourbon, la signora dai capelli bianchi che parla a Jonathan e lo lascia turbato e tormentato al bancone del bar sostiene una cosa che ho sempre sostenuto anche io: l’anima è energia, è formula chimica che cerca altra energia per alimentarsi.

Ogni esistenza è volta alla ricerca di quell’altra famosa metà della mela del Simposio di Platone, e quando quella metà mancante viene trovata l’anima acquista nuova energia, si alimenta e diventa più potente, quel tanto quanto basta per avere la forza necessaria a cercare la sua metà anche nelle prossime vite.

 

 

“lei è tornata, è qui. Da qualche parte aspetta e la cerca. Se rinuncerete l’uno all’altro sarà molto peggio che sfiorarvi senza vedervi. Sarà perdere le vostre anime. “

 

Vi confesserò una cosa, scrivo meno adesso, perchè è molto più semplice scrivere di turbamenti e delusioni che cercare una vena poetica nella felicità. Quando siamo tristi possiamo parlare per ore di tutte quelle piccolezze che potrebbero migliorare la nostra condizione, la condizione di felicità non ammette, invece, nè i “se” nè i “ma”. Quando siamo felici lo siamo e basta, non c’è altro da dire.

 

C’è una cosa nella quale ho sempre avuto fiducia: il caso. Non sono credente, nè particolarmente superstiziosa, ma sono convinta che le cose accadono perchè tutt’intorno a noi qualcosa ha deciso che debbano accadere.

 

E’ per puro caso, per pure coincidenze, che adesso sono qui, sono felice.

 

Da “Sliding  Doors” a “Come farsi lasciare in 10 giorni“, a “La ragazza del mio migliore amico“, le commedie americane ci hanno fatto sognare (e non dite che non è vero perchè non ci crede nessuno!) che ci fosse  qualcuno fatto apposta per noi da qualche parte. Un gesto inconsueto, un sorriso, un foglio caduto, un angolo svoltato distrattamente e BOOM! L’AMORE!

 

Io l’ho trovato, senza cercarlo.

E adesso, sarà un caso……. ma ho più energia

 

 

 

 

 

 

TAKE THE CROWN ROBBIE! IT’S YOURS!

HE DID IT HIS WAY… 

31 LUGLIO 2013 @San Siro concerto di Robbie Williams

In origine fu Sing When You’re Winning,  e da allora, per anni il mio ragalo di Natale da parte di mia zia è stato il CD di Robbie. Piano piano crescendo i miei gusti musicali si sono evoluti, sono cambiati, si sono allontanati anni luce dal Pop, ma lui… si…. LUI è SEMPRE RIMASTO.

In segreto mentre millantavo un’anima profondamente Rock, a tratti Reggae, Ska, Soul, continuavo ad ascoltare e custodire gelosamente quei CD dal valore immenso.

” Si dice che il primo amore non si scordi mai, che anche se l’amore poi lo trovi in qualcun’altro quel primo batticuore non lo dimentichi, ecco, per me è Robbie il primo amore e ieri sera a San Siro ho rinnovato la mia devozione.” 

Alle 8.15 di mattina eravamo davanti all’ingresso n.2, io e le mie amiche, con gli zaini pieni di bottiglie d’acqua, panini e integratori e le gambe che già tremavano. Siamo state 8 ore sotto il sole cocente, in fila ad aspettare che aprissero i cancelli e il primo brivido lungo la schiena c’è stato quando verso le 13,00 dallo stadio si sono levate le note di Come Undone, era Robbie, stava facendo le prove e io guardavo il cielo sognando il momento in cui l’avrei finalmente visto.

Perchè non erano quelle ore l’attesa vera, erano i 13 anni che le precedevano a rendere tutto magico! 

Siamo state tra le poche fortunatissime a passare per prime le transenne e quando hanno aperto i tornelli abbiamo corso a perdifiato fino ad arrivare lì, davanti al palco, davanti alla corona, subito dietro la Red Zone.

Le quattro ore di attesa dentro San Siro nemmeno me le ricordo, quell’enorme riproduzione dorata del suo viso mi aveva ipnotizzato. ERO LI’. C’ERO DAVVERO. 

Dopo la performance di Olly Murs, per altro bravissimo un po’ Adam Levine, un po’ Michael Bublè, le gambe hanno iniziato a cedere. Mancava poco.

Quando alle 21.00 il palco si è illuminato e la carrucola sopra alla testa dorata ha iniziato a muoversi ho lanciato un liberatorio ” OH MIOOOOO DIOOOOOO!!!!!!!!!!!! ” e la mano tremava così forte che avevo paura mi cadesse la macchina fotografica.

E’ SCESO VOLANDO, TRIONFANDO. 

Le ha cantate tutte, da Sin Sin Sin a Feel, da Hot Fudge a Me and My Monkey, e poi She’s the one… Angel…

Un intrattenitore unico, la sua voce meravigliosa,  un perfomer stupefacente (anche se un po’ appesantito), carico come una bomba ad orologeria e infatti poi è esploso.

E’ esploso in un delirio di egocentrismo, non è riuscito a trattenersi e nel suo discorso in Italiano ci ha detto a tutti di avere  << un grosso pene >> , ci ha cantato ” Baby one more time “, ha baciato un componente della sua band in bocca, ha portato la fortunatissima Chiara con lui nel letto rosso cantando Strong, ci ha fatto ridere e piangere e ha dimostrato di essere THE KING ancora una volta.

Aver fatto parte di quei 55.000 cuori che battevano insieme, di quelle 55.000 bocche che hanno cantato all’unisono e riso alle sue battute, di quei 110.000 occhi che lo guardavano esibirsi è stata l’esperienza più emozionante che abbia mai fatto.

E sono grata a me stessa di non aver mai rinnegato l’amore per lui, di averlo sempre conservato e di essere cresciuta con la sua voce nelle orecchie!

GRAZIE ! GRAZIE A TUTTI! 

Dicevano che eri finito… I DON’T THINK SO!!!!!

 

foto:

me

Matteo Ferrari

references: Diario Italiano di Robbie Williams